.TWILL #13

06|2010

artist Eliana Lorena

photo Santi Caleca

words Marta Carboni

exhibition Galleria Rubin Milano

Cinquecento barbie, leggi donne.

Una moltitudine divisa in gruppi da dieci, suddivisa con cura e metodo in cinquanta quadri che le scelte preliminari e le accurate riflessioni trasformano in cartelle colori di accordi etnici, storici – spesso composti da tinte sature e cariche di energia – arricchiti con disegni ad hoc, pigmenti metallici, tessuti pesanti o leggeri, studiati nei più piccoli dettagli, per esprimere al meglio la donna che nascondono. Abiti/maschere, abiti/ruoli: abiti la cui funzione è soprattutto quella di celare, ed il volto è solo il caso più evidente, la donna è anche altro. Al sicuro nelle loro uniformi, in piccoli e minuziosi modelli unici, bambole indecise tra pudore e sfarzo, tra il voler piacere e il desiderio di proteggersi. Proteggersi dagli occhi o dai giudizi, assecondando il costume diffuso, esponendosi alla voce di quello che nel teatro greco era il Coro, la voce della gente, la società. Sono state così materialmente struccate dalla loro immagine Mattel, pettinate e spettinate, vestite e svestite, trasformate in altro; un lavoro certosino che ricorda la recita del rosario nell’insolito contesto di uno studio di design che si trasforma in atelier. E’ in questo luogo che Eliana Lorena si prefigge un obiettivo ambizioso: far diventare la barbie una donna e finalmente non viceversa.

E incredibilmente, al di là di ogni cinismo ed esperienza, questo avviene.

Guardandole negli occhi, le “signorine” sembrano mutare, immedesimarsi nei loro abiti, assumere espressioni, talvolta perfino gesti: provocante nella sua gonna maculata, persa nella sacralità del matrimonio, o tutta d’un pezzo in un tailleur grigio fumo, barbie diventa un Unico. I tratti somatici restano gli stessi, ma il gioco delle maschere crea suggestioni: così il kimono sembra allungare un po’ gli occhi e il chador rende forse lo sguardo più intenso. Eppure vi è un Unico modello nascosto sotto il vestiti, ed è il corpo, proporzionato nelle forme, snodabile nelle molteplici posizioni ma ironicamente privo della capacità di stare in piedi da solo, della bambola più amata dalle bambine. Modello unico di perfezione a cui la società chiede, oggi forse più di ieri, di somigliare. I suoi difetti mancanti creano aspirazioni vane, desideri irrealizzati di una perfezione che non andrebbe ricercata nemmeno nell’animo. In questo percorso Eliana Lorena riflette su antropologia e semantica, si riferisce all’arte e alla psicologia, a Max Tilke e alla storia del costume. Non un mero “giocare con le bambole”, ma un dialogo con il mutamento, che società, usi e religione impongono alle donne.

Velarsi o svelarsi?

Quale maschera mettere?

http://www.twill.info/magazine/%2313/13.html

(pagg. 62-67)

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